martedì 4 dicembre 2018

Abitanti di "Gerusalemme", avete ricevuto il "segno" della salvezza? (Ezechiele 9:4) -Parte prima



In un'occasione il profeta Ezechiele "vide" la futura "punizione" e "distruzione" dell'infedele "Gerusalemme". Profetizzò che "sei uomini", "ciascuno con la sua arma di distruzione in mano", sarebbero entrati nella città da "settentrione". Ma prima che questi eseguissero il giudizio, sarebbe dovuto passare "in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme" un "uomo vestito di lino" con un "corno da scrivano", che avrebbe fatto "un segno sulla fronte degli uomini che sospirano e gemono per tutte le abominazioni che si commettono in mezzo a lei". Poi sarebbe stato detto a quei "sei uomini" di "colpire" solo gli abitanti che non avessero portato il "segno" (Ezechiele 9:1-7).

Di che "segno" si tratta? È di fondamentale importanza capirlo, perché, a quanto pare, sarà determinante per la "salvezza" quando verrà eseguito il giudizio di Dio sulla moderna "Babilonia" (Apocalisse 18:8). Analizziamo insieme il contesto della profezia. Innanzitutto, chi rappresentano i "sei uomini" mandati a punire "Gerusalemme"? Notate che si tratta di "uomini" e non di "angeli" o altre creature spirituali. Il numero "sei", nella Bibbia, quando si riferisce a "esseri umani", simboleggia spesso "malvagità" e "arroganza" contro Dio e i suoi "rappresentanti" (1 Samuele 17:4-10; 2 Samuele 21:20,2; Apocalisse 13:1-7,18). La profezia indica inoltre che provengono dal "settentrione". Perciò, quei "sei uomini" rappresentano le "malvage" nazioni a nord di Israele, il composito "re del settentrione", che assedieranno arrogantemente Gerusalemme e la distruggeranno. Scenderemo nei particolari fra poco (Geremia 1:14,15; Ezechiele 7:24; 11:31). 

Scopriamo prima l'identità dell' "uomo vestito di lino". Il suo incarico è messo in relazione con la "presenza" di Dio, "la gloria del Dio d'Israele", "verso la soglia della casa", cioè del tempio di Gerusalemme. Questo ci ricorda il tempo futuro nel quale il "giudizio" inizierà dalla "casa di Dio", allorché il "Signore" Gesù "entrerà nel suo tempio" e purificherà "i figli di Levi" (il popolo ebraico), per renderli idonei al "servizio sacerdotale". Ma prima dell'arrivo del Messia, Dio avrebbe mandato il Suo "messaggero" a preparargli la strada, "il profeta Elia", che, come abbiamo visto, raffigura i cristiani ebrei, destinati ad essere "re e sacerdoti" nel regno di Dio, i "santi", che avrebbero esortato i loro connazionali a "tornare" a Dio, consentendo loro di essere risparmiati dallo "sterminio". Questi rappresentano evidentemente l' "uomo vestito di lino" della profezia di Ezechiele. A riprova di ciò, il "lino" era il tessuto col quale venivano vestiti anticamente i "sacerdoti" ebrei. E nell'Apocalisse è detto che "il lino fine rappresenta gli atti giusti dei santi" (Ezechiele 9:3; 1 Pietro 4:17; Malachia 3:1-3;4:5,6; Esodo 39:27-29; Apocalisse 19:8). 
Il fatto che avrebbe apposto il "segno" della "salvezza" corrisponde a ciò che avrebbero fatto i "compagni" del "sommo sacerdote Giosuè" della parallela profezia di Zaccaria: l'avrebbero aiutato a spogliarsi dei suoi abiti "sudici" e a indossare un "turbante" e "abiti magnifici". Come abbiamo visto in un post precedente, questo rappresenta la "restaurazione" spirituale degli ebrei "superstiti". Apponendo loro il "segno", l' "uomo vestito di lino" li 'strapperà dal fuoco' della distruzione (Zaccaria 3:1-5).

Ma a cosa corrisponde esattamente questo "segno" posto "sulla fronte"? Tanto per cominciare, quel "segno" viene apposto agli "uomini che sospirano e gemono" con evidente disapprovazione "per tutte le abominazioni che si commettono in mezzo a" Gerusalemme (2 Pietro 2:7,8). Quali sono queste "abominazioni" ( o "cose detestabili") che i servitori di Dio farebbero bene a odiare (Salmo 97:10)? Ce lo dice sempre la "visione" profetica di Ezechiele, al capitolo precedente. Per prima cosa, "a Gerusalemme, all'ingresso della porta interna che guarda verso il settentrione", vide "l'idolo della gelosia" (Ezechiele 8:3-6). Cos'è che suscita la "gelosia" di Dio verso il Suo "popolo"? "Le divinità straniere", l'adorazione idolatrica rivolta "a demoni", "dèi nuovi, apparsi di recente" (Deuteronomio 32:16,17). Queste espressioni ci collegano con la profezia di Daniele relativa al "re del settentrione". È profetizzato che "non avrà riguardo per gli dèi dei suoi padri", ma "onorerà il dio delle fortezze", "un dio sconosciuto ai suoi padri", "un dio straniero". Di chi si tratta? Consideriamo prima nello specifico da chi è composto questo "re del settentrione". Fra le nazioni a nord di Israele che lo avrebbero formato ne spicca una che si sarebbe distinta dalle altre. Una profezia parallela di Daniele indica che il "regno" che avrebbe "afflitto" e "distrutto" "il popolo dei santi" (il popolo ebraico), rappresentato da un "piccolo corno", sarebbe disceso dal "regno" di "Grecia" (Daniele 7:8,20,21,24,25;8:9-11,21-24). Dalla storia comprendiamo che si tratta di una nazione che sarebbe sorta dell'eredità dell'antico impero greco di Alessandro Magno. Un impero molto vasto, che si estendeva dell'attuale Grecia fino ai confini con la Cina e l'India. Altri passi biblici ci aiutano a stringere il cerchio. 

Geremia dice che è un "paese lontano" a "settentrione" di Israele, dotato di "alture del deserto", una "nazione valorosa", "antica", dalla "lingua" "sconosciuta" per gli ebrei (Geremia 4:6,11,16;5:15). L' Apocalisse ne parla come di un'anomalo e gigantesco "esercito" di cavalleria,  corrispondente al "popolo numeroso e potente" della profezia di Gioele, che sarebbe partito dal "gran fiume Eufrate"(Apocalisse 9:14-19; Gioele 2:2). Stiamo parlando dell'antico impero babilonese o delle nazioni che ne sono derivate, notoriamente situate in Mesopotamia, fra il Tigri e l'Eufrate? No, perché si sarebbe dovuto trattare di un "regno" diverso da tutti quelli precedenti, fra i quali c'era anche Babilonia. C'è solo un'altra nazione sul cui territorio scorre, anzi da cui nasce, il fiume Eufrate, ed è la Turchia, che, se ci pensate, soddisfa in pieno tutti i "requisiti" della "nazione" che stavamo cercando. Anche un altro luogo della Bibbia è generalmente associato alla Turchia, un paese chiamato "Mesec". Il profeta Ezechiele menziona un certo "Gog del paese di Magog, principe sovrano di Mesec e Tubal" (Ezechiele 38:2).

L' Apocalisse identifica questo "sovrano" che sedurrà "Gog e Magog" come "Satana", il quale, come abbiamo visto in precedenza, sferrerà un attacco a oltranza contro la Gerusalemme "restaurata" (Apocalisse 20:7,8). Di lui si parla altrove, in una profezia parallela, col nome di "re di Tiro", che si sarebbe insuperbito desiderando essere adorato come Dio. Inizialmente era un "cherubino", un "angelo" bellissimo al servizio di Dio nel "giardino di Eden", sul "monte di Dio". È interessante che il "giardino di Eden" era collocato nella terra da dove nascevano il "Tigri" e l' "Eufrate", probabilmente una regione a ridosso delle montagne situate nella Turchia orientale (Ezechiele 28:2-19; Genesi 2:8-14). Nelle profezie future "Gog", o "re di Tiro", Satana il Diavolo, non appare come una creatura spirituale e invisibile, ma come "un uomo" che sarà sconfitto "alla vista" di tutti, ucciso per mano umana, dato "in pasto" agli animali e "sepolto" (Ezechiele 28:2,7,8,18;39:4,11). Come ho spiegato in un post, evidentemente, dopo l'intronizzazione di Gesù quale re del regno di Dio, quella creatura spirituale malvagia sarà "scagliato sulla terra" nel senso che assumerà sembianze umane, o perlomeno sarà lui l'ispiratore di determinati comportamenti umani. 

Nel prossimo post vedremo dove si concentrerà la sua "influenza".

"Uomini d'Israele", "salvatevi da questa perversa generazione" (Atti 2:22,40).



Mentre si avvicinava la "fine" del "sistema giudaico" nel 70 d.C, con la distruzione del tempio di Gerusalemme, avvenne un fatto straordinario. Il promesso Spirito Santo fu versato sui primi cristiani ebrei di nascita, consentendo loro di parlare le lingue delle persone religiose accorse da varie parti. In questo modo si adempì 《quanto annunciato per mezzo del profeta Gioele: "Avverrà negli ultimi giorni", dice Dio, "che io spanderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri giovani avranno visioni, e i vostri vecchi sogneranno sogni"》(Atti 2:1-17; Gioele 2:28). 

Come abbiamo visto, la profezia di Gioele avrà un adempimento maggiore in futuro, "prima che venga il grande e glorioso giorno del Signore", in cui eseguirà il giudizio sul mondo intero. Possiamo perciò aspettarci che anche nei nostri giorni Dio avrebbe mandato il Suo Spirito Santo per far annunciare i Suoi giudizi. Ma a chi? A tutti indiscriminatamente? No. In un post precedente abbiamo capito che Dio concede il Suo Spirito solo a chi fa con fede la Sua volontà. Per questo l'apostolo Pietro, pieno di Spirito Santo, in quell'occasione cercò di convincere gli ebrei accorsi ad ascoltarlo che Gesù è il Messia che stavano aspettando. Se volevano continuare ad avere l'approvazione di Dio e sopravvivere alla "fine", quegli ebrei (così come quelli di oggi) avrebbero dovuto accettare Gesù come loro Salvatore. Solo così sarebbe stato impartito loro il dono dello Spirito Santo. 

Disse: 《"Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo"》. Poi aggiunse, parlando profeticamente anche del nostro tempo: 《"Perché per voi è la promessa, per i vostri figli e (notate) per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore, nostro Dio, ne chiamerà". E con molte altre parole li scongiurava e li esortava, dicendo: "Salvatevi da questa perversa generazione"》(Atti 2:22-40;3:12-20;4:10-12).

Nel dare questa accorata esortazione, Pietro disse anche che, in seguito alla loro "conversione", Dio avrebbe mandato Gesù, "che il cielo deve tenere accolto fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose". Ciò significa evidentemente che il Messia non resterà sempre "accolto in cielo" (spirituale e invisibile), ma solo fino alla "restaurazione" di "Gerusalemme" e di tutto il mondo, che sarà completata dopo la "settantesima settimana" profetica, esaminata in un post precedente, allorché Gesù Cristo tornerà, in modo visibile, con i suoi potenti angeli per emettere e poi eseguire il "giudizio universale" (Matteo 24:30;25:31; Apocalisse 1:7; 19:11-21).

Di questa "restaurazione", dice Pietro, 《Dio ha parlato dall'antichità per bocca dei suoi santi profeti. Mosè, infatti, disse: "Il Signore Dio vi susciterà in mezzo ai vostri fratelli un profeta come me; ascoltatelo in tutte le cose che vi dirà. E avverrà che chiunque non avrà ascoltato quel profeta sarà estirpato di mezzo al popolo"》(Atti 3:20-23; Deuteronomio 18:15,18,19). L' apostolo specifica poi che "tutti i profeti che hanno parlato da Samuele in poi hanno anch'essi annunciato questi giorni", della "restaurazione", gli "ultimi giorni" di questo mondo. Considerando ciò che accadde all'epoca di quei profeti, avremo un "quadro" più chiaro di ciò che sarebbe accaduto nei nostri giorni.

Parliamo del profeta Samuele, visto che Pietro lo nomina. Quando era ancora piccolo, la carica di "sacerdoti" presso il popolo ebraico a Silo, l'antica capitale della nazione, prima di Gerusalemme, era ricoperta da Eli e dai suoi figli Ofni e Fineas. La Bibbia riferisce che erano "corrotti", in quanto i figli di Eli "disprezzavano le offerte" che il popolo portava in sacrificio a Dio e avevano rapporti sessuali nel luogo sacro. Il padre, che ne era a conoscenza, si limitò a rimproverarli bonariamente. Per questo Dio profetizzò, anche per bocca del giovane Samuele, che avrebbe tolto l'incarico sacerdotale alla famiglia di Eli e lo avrebbe dato a "un sacerdote fedele", 'che avrebbe agito secondo il suo cuore e secondo il suo desiderio'. In cambio Dio 'gli avrebbe dato una casa stabile ed egli sarebbe stato al servizio del suo unto per sempre' (1 Samuele 1:3;2:12-17,22-25,27-35;3:11-14). 

Così avvenne. Finché ci furono quei sacerdoti "corrotti", il popolo d'Israele non godeva dell'approvazione di Dio, per quanto si vantassero di avere con sé l' "arca dell'alleanza" (1 Samuele 4:1-4). Non vi ricorda qualcuno? Proprio come gli ebrei di allora, anche oggi lo Stato d'Israele confida nella propria "forza militare" illudendosi di avere l' "Iddio d'Israele" dalla sua parte. Ma, come abbiamo dimostrato in più occasioni, finché i suoi "sacerdoti", o capi religiosi, sono "corrotti", trascinando nella ribellione anche il resto della popolazione, non può godere del sostegno di Dio, che anzi l'ha giudicato come una "blasfema" prostituta, "Babilonia la grande" (Apocalisse 17:1-5). 

Quando i Filistei attaccarono gli ebrei infedeli dei giorni di Samuele, questi ultimi non furono in grado di sopportare l'avanzata nemica, "la disfatta fu enorme" e la famiglia di Eli fu sterminata. I Filistei profanarono l'" arca dell'alleanza" collocandola nel loro tempio pagano (1 Samuele 4:10-22;5:1,2). 

Anche nel prossimo futuro "la cosa disgustante che causa desolazione", il "re del settentrione", profanerà Gerusalemme con il suo assedio e la successiva distruzione (Matteo 24:15; Daniele 11:29-31). Tutte le nazioni, "le dieci corna" della simbolica "bestia", e non solo quelle situate a nord di Israele, 'lo renderanno devastato e nudo' (Apocalisse 17:16).

Non pensiamo che Dio non possa togliere il Suo Spirito a chi non è più degno di riceverlo. Il re Saul, che lo stesso Samuele aveva "unto" e che era stato "investito" dallo Spirito di Dio, col tempo si mostrò disubbidiente, perse l'approvazione di Dio e fece una brutta fine. In seguito Samuele "unse" come nuovo re d'Israele il giovane Davide, che, al contrario di Saul, si mostrò fedele per tutta la vita, nonostante qualche errore. Il "patriarca Davide", secondo l'apostolo Pietro, sapeva "che Dio gli aveva promesso con giuramento che sul suo trono avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti", Gesù Cristo appunto. Dopo aver menzionato i profeti, che predissero la "restaurazione", rivolto agli ebrei, disse: 《Voi siete i figli dei profeti e del patto che Dio fece con i vostri padri, dicendo ad Abraamo: "Nella tua discendenza tutte le nazioni della terra saranno benedette". A voi per primi Dio, avendo suscitato il suo Servo, lo ha mandato per benedirvi, convertendo ciascuno di voi dalle sue malvagità》(Atti 2:30;3:25,26;Genesi 22:18).

Ricordate che, al tempo di Samuele, Dio aveva promesso un "sacerdote fedele" al perenne servizio del Suo "unto". Alla luce anche delle parole di Pietro, comprendiamo che l' "unto", o "Messia", promesso è Gesù, che ora, per cosi dire, "siede alla destra del Padre", in attesa che Dio gli sottometta i suoi nemici. Il "sacerdote fedele" è costituito da tutti i fedeli cristiani, ebrei e non, che parteciperanno al regno di Dio in qualità di re e sacerdoti (Atti 2:32-36; 1Pietro 2:9; Apocalisse 20:6). Come abbiamo già esaminato, fra questi ci sarebbero dovuti essere soprattutto gli ebrei di nascita, "figli dei profeti e del patto". Sia Gesù che gli apostoli, infatti, furono mandati principalmente alle "pecore smarrite della casa d'Israele" (Matteo 10:6;15:24). Ecco perché Dio mandò il Suo Spirito Santo su quei primi cristiani, perché incoraggiassero il maggior numero di ebrei a credere in Gesù e a far parte del suo regno. Ecco perché Dio sta di nuovo versando il Suo Spirito nei nostri giorni, perché gli ultimi ebrei, che non si sono ancora "convertiti" a Cristo, partecipino alla "restaurazione di tutte le cose".

Gli ebrei contemporanei di Samuele che, in risposta al suo invito, abbandonarono le loro pratiche idolatriche e servirono Dio fedelmente con tutto il cuore non dovettero più fuggire davanti ai nemici (1 Samuele 7:3,4,11,13;12). Anche gli ebrei odierni che abbandonano la loro condotta peccaminosa e si dedicano completamente a Cristo potranno essere "salvati" quando verrà, ancora una volta, la "fine" dell'infedele "Gerusalemme". A loro si applicheranno queste parole profetiche: "Infatti il Signore (YHWH), per amore del suo grande nome, non abbandonerà il suo popolo (gli ebrei fedeli), poiché è piaciuto al Signore (YHWH) di fare di voi il suo popolo" (1 Samuele 12:22).

A tutti loro Dio rivolge l'invito a prendere le distanze dai "sacerdoti" "corrotti", come la famiglia di Eli, e dalla "perversa generazione" che li circonda, 'convertendosi individualmente dalle proprie malvagità', e a dimostrarsi invece "sacerdoti fedeli", sempre ubbidienti, degni di ricevere il "dono" dello Spirito. 

"Ravvedetevi dunque e convertitevi, perché i vostri peccati siano cancellati e affinché vengano dalla presenza del Signore dei tempi di ristoro" (Atti 2:40;3:19,20; Malachia 3:10).

mercoledì 28 novembre 2018

Forza e coraggio!



Vi capita mai di essere così oppressi dai problemi, da sentirvi senza forza e impotenti? Forse, tutto a un tratto, vi siete ritrovati senza un lavoro, avete perso la "sicurezza economica", o soffrite di un disturbo o di una malattia cronica che non vi dà tregua. Vi sentite indegni, inadeguati, magari soli e abbandonati, state così male che una parte di voi vorrebbe farla finita. Se siete in una situazione del genere, è più che normale scoraggiarsi. Ma ricordate che ora non siete più soli! Il vostro Creatore, l' "Iddio di ogni conforto", vi ama e desidera con tutto il cuore aiutarvi a ritrovare la felicità (2 Corinti 1:3,4). Egli è come un raggio di sole che ilumina il viso in una giornata nuvolosa, come il calore che emana da un camino mentre fuori piove e fa freddo. Non siete attratti dal Suo amore?

Esaminiamo insieme due esempi riportati nella Bibbia di persone come noi che dovettero affrontare grossi problemi, ma furono "confortati" da Dio. Il loro atteggiamento può aiutarci a far fronte anche alle nostre difficoltà. Prendete Giobbe. Non era ebreo, ma "il più grande di tutti gli Orientali", indigeni delle tribù arabe situate a oriente della Palestina. Si comportava bene agli occhi di Dio (Giobbe 1:1-3). Direte, facile, non gli mancava niente! Aspettate. È vero che era ricco, ma non adorava Dio solo quando le cose andavano bene. Pensate che nel giro di pochissimo tempo perse tutto ciò che aveva, i figli morirono, la moglie gli si rivoltò contro, e, come se non bastasse, gli venne una brutta malattia che lo faceva soffrire maledettamente, tanto che desiderava morire (Giobbe 1:13-19;2:7-9;17:13-16). Giobbe non lo sapeva, ma quei problemi gli erano stati causati direttamente dal nemico della vita, Satana il Diavolo, il quale sosteneva che Giobbe si comportasse bene solo perché Dio gli aveva dato tutto, non perché Lo amasse. Dio permise all' "accusatore" di provare le sue "accuse", privando Giobbe perfino della salute (Giobbe 1:6-12;2:2:1-7). 

Perciò, se soffrite, non saltate subito alla conclusione che ve lo siete meritato, che Dio sia il responsabile, o (peggio) che non esista affatto. Il più delle volte la causa dei nostri problemi, direttamente o indirettamente, può essere ricondotta al diavolo, che è la personificazione del Male. Fu lui che spinse i primi esseri umani a ribellarsi a Dio, che avrebbe voluto darci, fin da subito, un bellissimo "paradiso" in cui vivere. Invece, per colpa del diavolo, il "peccato" e la morte sono stati trasmessi a tutti i discendenti (Genesi 3:1-6; Romani 5:12). Per di più, proprio come nel caso di Giobbe, Satana potrebbe sostenere che crediamo in Dio solo finché le cose ci vanno bene. Dio può permettere che noi soffriamo per rispondere alle sue "accuse" (Apocalisse 12:10; Proverbi 27:11).

Come si comportò Giobbe quando fu sommerso dai problemi? Perse un po' l'equilibrio, si vantò della sua innocenza e arrivò a pensare che quelli che si comportavano male se la passassero meglio (Giobbe 21; 31; 33). Ma non abbandonò mai Dio e col tempo capì di essersi sopravvalutato  (Giobbe 27:1-5;42:1-6). Alla fine Dio ristabilì Giobbe dalla sua malattia, lo benedisse anche materialmente e gli diede una famiglia numerosa e felice (Giobbe 42:12-17). Giobbe aveva fornito una "risposta" convincente all' "accusatore", dimostrando di continuare ad amare Dio anche nei problemi. 

Prendete ora il caso di una donna che aveva una bella famiglia, composta da un marito e due figli. I problemi cominciarono quando, a causa di una carestia, dovettero lasciare il paese e trasferirsi altrove. Poi rimase vedova, e in seguito anche i suoi figli, che nel frattempo si erano sposati, morirono, lasciandola sola con le nuore. Immaginate come si dovette sentire (Rut 1:1-5). La donna si chiamava Naomi, ebrea di nascita, ma disse che avrebbe cambiato il nome in "Mara" perché era piena di "amarezza" (Rut 1:20). Le nuore, Orpa e Rut, non erano ebree, ma, sposandosi con i suoi figli, evidentemente incominciarono ad adorare l' "Iddio d'Israele". 

L' anziana suocera voleva trascorrere la vecchiaia nel paese di origine e le invitò a tornarsene dai propri parenti, dove si sarebbero potute risposare. Mettetevi ora nei panni di queste ragazze. Si erano affezionate a Naomi e non volevano abbandonarla. Ma alla fine, dopo un po' di insistenza da parte di Naomi, "Orpa baciò la suocera", e 'se ne tornò al suo popolo e ai suoi dèi', "ma Rut non si staccò da lei". "Non pregarmi di lasciarti", disse a Naomi. "Perché dove andrai tu, andrò anch'io; e dove starai tu, io pure starò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio" (Rut 1:6-16). Che dimostrazione di affetto, non solo per l'anziana suocera, ma anche per l' "Iddio d'Israele"! Rut fu disposta a lasciare la sua famiglia di origine e la sua nazione, con tutte le usanze e le comodità, per trasferirsi in un paese straniero, senza sapere a cosa sarebbe andata incontro. Voi lo avreste fatto? Lo aveva fatto Naomi, anni prima, quando si era trasferita dal proprio paese e, nonostante i problemi, Dio l'aveva benedetta con una nuora così affezionata! 

Anche Rut confidò in Dio e seguì senza riserve la suocera. Non poteva certo aspettarsi che proprio lì, nel suo nuovo paese, avrebbe sposato un brav'uomo e partorito un bambino, antenato del Messia promesso! E Naomi ebbe la gioia di stringerlo fra le braccia! Le sue amiche le dissero: "Egli consolerà l'anima tua e sarà il sostegno della tua vecchiaia; l'ha partorito tua nuora che ti ama e che vale più di sette figli" (Rut 1:22;4:13-22; Matteo 1:1,5,16). Questa storia ci insegna che, anche se al momento non vediamo, per così dire, la luce all'orizzonte, perché offuscati dai problemi, la vita potrebbe riservarci piacevoli sorprese. L'importante è non perdere mai la fede in Dio, essendo sicuri che non ci farà mai mancare ciò di cui abbiamo veramente bisogno (Matteo 6:33; Ebrei 11:6).

Ricordate che sia Giobbe che Rut non erano ebrei, eppure Dio li benedisse ugualmente perché confidavano in Lui. "Dio non fa distinzioni, ma in qualunque nazione chi lo teme e opera giustamente gli è gradito" (Atti 10:34,35). Perciò, ovunque vi troviate, l'amore di Dio può raggiungervi e sostenervi mentre affrontate i vostri problemi. È profetizzato che persone di ogni nazione avrebbero aiutato gli ebrei fedeli a "restaurare" l'adorazione di Dio nella "terra promessa" ai loro patriarchi. "Avverrà che dieci uomini di tutte le lingue delle nazioni piglieranno un Giudeo per il lembo della veste e diranno: 'Noi verremo con voi perché abbiamo udito che Dio è con voi'" (Zaccaria 8:20-23). Non vi ricordano queste parole quelle che pronunciò Rut a Naomi, "il tuo Dio sarà il mio Dio"? 

Anche voi potete partecipare al grandioso adempimento di questa profezia nella misura in cui contribuirete alla "restaurazione" predetta. Se conoscete persone di discendenza ebraica, aiutatele prima di tutto a "costruire" il loro "tempio" personale, che, come abbiamo visto nel post precedente, rappresenta una "personalità" cristiana in armonia con la volontà di Dio (1 Corinti 3:10-16). Poi, se dovessero trovarsi nel bisogno, siate pronti a soddisfare le loro necessità (Matteo 25:35-40). E se ne avrete l'opportunità, aiutateli quando sarà il momento di "restaurare" Gerusalemme anche in senso letterale (Isaia 60:6-10). Rut fu benedetta per aver mostrato amore a una fedele donna ebrea. Dio potrebbe benedire anche voi in modi inaspettati. 

Qualunque cosa accada, qualunque problema dovesse capitarvi, non abbandonate mai la "mano" di Colui che può aiutarvi. Grazie alla Sua "grande potenza", 'saremo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all'estremo; perplessi, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; atterrati, ma non uccisi' (2 Corinti 4:7-9). Sono "felici quelli che hanno sofferto pazientemente. Avete udito parlare della costanza di Giobbe, e conoscete la sorte finale che gli riserbò il Signore, perché il Signore è pieno di compassione e misericordioso" (Giacomo 5:11).

Possiamo star certi che sia Giobbe che Naomi e Rut saranno fra i "giusti" che Dio riporterà in vita durante il Suo prossimo "giorno". Giobbe infatti è ricordato anche per la sua "giustizia" e Naomi e Rut furono premiate per la loro fedeltà (Atti 24:15; Ezechiele 14:14). Immaginate che gioia sarà per loro poter rivedere i loro cari e l'adempimento futuro delle altre promesse di Dio. E pensate alla gioia che potreste provare voi nel fare la loro conoscenza! Non è una cosa di tutti i giorni rivedere persone morte da tantissimi anni, in carne ed ossa, nel loro aspetto migliore! Non è una speranza per la quale vale la pena di lottare? 

È come se steste partecipando a una "gara" di corsa e vedeste ai lati della strada tante persone che vi incoraggiano a non darvi per vinti. L' esempio dei fedeli del passato, come Giobbe, Naomi e Rut, ci sprona ad andare sempre avanti. "Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così gran schiera di testimoni, deponiamo ogni peso ("scaricando" ogni problema pesante su Dio) e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è posta dinanzi, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta" (Ebrei 12:1,2).
 

State costruendo il "tempio di Dio"?



Precisiamo subito che non sto parlando della costruzione di un tempio letterale né della "restaurazione" fisica di Gerusalemme, la quale, come abbiamo già analizzato, è ancora futura. Ma prima di quella "restaurazione" è necessario che, soprattutto gli ebrei di nascita, comincino quella "spirituale", di cui parliamo oggi.

Anche per questa troviamo un "parallelo" profetico nella ricostruzione letterale del tempio di Dio a Gerusalemme che gli antichi ebrei, liberati dall'esilio babilonese, erano chiamati a compiere. La "liberazione" dalla moderna "Babilonia" dovrebbe spronare anche gli ebrei odierni a impegnarsi nella predetta "restaurazione". Perciò, l'incoraggiamento che Dio diede allora costituisce uno stimolo speciale per noi oggi. Scopriamolo insieme!😉

Il racconto storico dice che, dopo qualche tentennamento iniziale, finalmente gli ebrei iniziarono a costruire il tempio con gioia, grati della bontà di Dio nei loro confronti (Esdra 3:8-13). Da un confronto fra alcuni versetti biblici emerge che i cristiani che faranno parte del regno di Dio, ebrei in primo luogo e poi non ebrei, costituiscono il "tempio" spirituale di Dio, edificato sul fondamento della "pietra angolare", Gesù Cristo, di cui essi seguono l'esempio (1 Corinti 3:11,16; 1 Pietro 2:4-9). 

L'apostolo Paolo esorta soprattutto questi cristiani a "costruire" il "tempio di Dio", utilizzando materiali che resistono al fuoco, in quanto, avverte, "l'opera di ognuno sarà messa in luce", allorché "il giorno di Cristo la renderà visibile". Durante quel "giorno", che inizierà presto, il Messia eserciterà il potere regale e metterà alla "prova del fuoco", per così dire, la fede dei suoi aspiranti "sudditi" e "coeredi". Per resistere a quel "fuoco" è essenziale che il "tempio" di ciascuno sia stato costruito con materiali non combustibili, come "oro, argento, e pietre preziose", ovvero qualità spirituali, quali saggezza, fede, giustizia, pace, speranza e amore, che Dio considera "preziose" e durature. Viceversa, qualità scadenti come "legno, fieno e paglia", cioè i desideri carnali, che "sporcano" il corpo e lo spirito, non portano da nessuna parte (1 Corinti 3:1-19; Malachia 3:1-3; Proverbi 3:13-15; 20:15; 1 Pietro 1:7, 13-23; 2:1-11; 2 Timoteo 2:15-23).

Il racconto antico prosegue dicendo che la costruzione del tempio di Gerusalemme fu interrotta in seguito all'opposizione scatenata dai nemici d'Israele sotto forma di minacce e maldicenze. Fu in quel momento di particolare sconforto che Dio mandò al Suo popolo i profeti Aggeo e Zaccaria per incoraggiarli a riprendere l' "opera". Come fecero notare questi, gli ebrei avevano ripreso ad occuparsi solo dei propri interessi e si erano allontanati da Dio. "Vi sembra questo il momento di abitare nelle vostre case ben rivestite di legno, mentre questo tempio è in rovina?", disse Aggeo. "Riflettete bene sulla vostra condotta!". E attraverso Zaccaria Dio li esortò: "Tornate a me e io tornerò a voi". Riferendosi ai "pastori" d'Israele, i suoi capi" politici e religiosi, avvertì: "Guai al pastore stolto che abbandona il gregge!" (Esdra 4; Aggeo 1:4,5; Zaccaria 1:3;11:17).

E voi? Vi siete "liberati" da "Babilonia"? (Apocalisse 18:4) Avete iniziato a "costruire" il "tempio di Dio", coltivando qualità spirituali che Gli piacciono o siete ancora "schiavi" dei vostri desideri carnali? Forse avete preso a cuore l'incoraggiamento che Dio vi sta dando, ma poi vi siete lasciati sopraffare dalle "preoccupazioni mondane", dall'"inganno" delle "ricchezze" materiali, o sviare dalle "cattive compagnie", e vi siete scoraggiati (Matteo 13:18-22; 1 Corinti 15:33; 2 Corinti 6:14-17). In tal caso, fareste bene anche voi a prestare "attenzione alla vostra condotta" e capire che questo non è più tempo di badare solo ai nostri interessi, ma di mettere gli interessi di Dio al primo posto nella nostra vita. Gesù ci invita a 'cercare prima il regno di Dio e la sua giustizia', non la nostra (Matteo 6:33). Come abbiamo visto nei post precedenti, la "buona notizia del regno" è incentrata su quello che farà Dio di "buono" per gli ebrei fedeli prima e poi per tutta l'umanità ubbidiente attraverso il re da Lui costituito, Gesù Cristo, e dai suoi "coeredi" (Matteo 24:14). Se viviamo in vista di questa meravigliosa speranza, ci sforzeremo di fare tutto ciò che Dio richiede da noi (2 Corinti 7:1; 1 Pietro 2:1-3). 

Come reagirono quegli antichi ebrei quando Dio ricordò i loro "doveri" verso Colui che li aveva "liberati"? Sentendosi sotto l'enorme pressione dei nemici, per prima cosa pregarono Dio di sostenerli nel loro difficile compito. Poi si organizzarono in modo da difendersi dagli eventuali attacchi e allo stesso tempo proseguire nella "ricostruzione" finché non la portarono a compimento (Neemia 4; Esdra 5:1,2;6:13-15; Aggeo 1:12-14). 

Anche noi siamo esortati a 'perseverare sino alla fine' per completare l'"opera" di Dio, in modo da "non mancare di nulla". Riusciremo a farlo se pregheremo umilmente Dio di liberarci dai Suoi "nemici", 'gettando su di lui tutte le nostre ansietà', sicuri che "egli avrà cura di noi". Poi saremo decisi a difenderci indossando, per così dire, la "completa armatura di Dio", fatta di sane abitudini e qualità positive (Matteo 24:13;Giacomo 1:2-4; Matteo 6:13; 1 Pietro 5:6,7; Efesini 6:10-18).

Dopo che "le cose più preziose di tutte le nazioni (gli ebrei fedeli superstiti)" saranno tornate nella Gerusalemme "restaurata" sia spiritualmente che fisicamente, dopo che Dio li avrà 'raffinati come si raffina l'argento e provati come si prova l'oro', potranno 'invocare il suo nome ed essere esauditi'. Egli 'li chiamerà "suo popolo"' ed essi diranno che 'il Signore (YHWH) è il loro Dio' (Aggeo 2:7; Zaccaria 13:9).
 
Perciò, 《"casa di Giuda e casa d'Israele", "popolo tutto del paese", "non temete! Si fortifichino le vostre mani!" e "Mettetevi al lavoro!", "perché io sono con voi", dice il Signore  (YHWH) degli eserciti》(Zaccaria 8:13; Aggeo 2:4; 2 Corinti 15:58).
 

"Consolate il mio popolo", dice Dio (Isaia 40:1)






È vero, l'infedele "Gerusalemme" sarà punita "il doppio per tutti i suoi peccati", sarà votata "allo sterminio" e "all'infamia" (Isaia 40:2; 42:24,25;43:27,28).

Ma Dio invita a "consolare" il "residuo d'Israele" che tornerà a Lui. Rivolgendosi a loro collettivamente, il "Redentore", dice: "Non temere, perché io ti ho riscattato", "sono il tuo Salvatore", "tu sei prezioso ai miei occhi, sei stimato e io ti amo", "ricondurrò la tua discendenza da oriente e ti raccoglierò da occidente" (Isaia 41:14, 43:1,3-5). 

Come abbiamo ampiamente illustrato nei post precedenti, questa "restaurazione" dell'adorazione di Dio presso il Suo "popolo" ebraico avviene, in senso spirituale, ogni volta che qualche ebreo di nascita si "converte" a Dio riconoscendo nella propria vita il Messia, Gesù Cristo. È come se ritrovasse la "vista"! (Isaia 42:16,18-20;43:8;2 Corinti 3:14-16) Ora, dopo la "caduta" di "Babilonia la grande", dopo che ha perso la sua influenza sul "popolo" di Dio, gli "ultimi" ebrei, un "residuo", stanno progressivamente tornando a Lui. Ma la "restaurazione", fisica e spirituale, di "Gerusalemme" si completerà nel prossimo futuro. Prima che ciò accada, è profetizzato che deve avvenire qualcos'altro. 

《La voce di uno grida: "Preparate nel deserto la via del Signore (YHWH), appianate nei luoghi aridi una strada per il nostro Dio!"》(Isaia 40:3). In una profezia parallela Dio annuncia: "Ecco, io vi mando il mio messaggero, che spianerà la via davanti a me", "vi mando il profeta Elia, prima che venga il giorno del Signore (YHWH), giorno grande e terribile" (Malachia 3:1;4:5). Come abbiamo già detto, queste parole si adempirono inizialmente in Giovanni il Battista che preparava il popolo ebraico all'arrivo del Messia, predicando il perdono dei peccati per i penitenti (Luca 1:16,17). Ma Gesù, pur confermando che Giovanni era l'Elia promesso, aggiunse che un altro "Elia" sarebbe dovuto ancora venire per "ristabilire ogni cosa" (Matteo 11:14;17:11-13). Di chi stava parlando? Che la profezia non si riferisse ad Elia risuscitato, è evidente dal fatto che, nel primo adempimento, il suo ruolo fu ricoperto da un altro uomo. È interessante notare che la profezia,  subito prima di menzionare "Elia", parla anche di "Mosè". I due servitori di Dio sono profeticamente "legati", in quanto "Elia" avrebbe "riavvicinato" gli ebrei alla "legge" che Dio aveva trasmesso a Mosè (Malachia 4:4-6). 

In un'occasione alcuni apostoli ebbero la "visione" di Gesù nel suo regno, cioè "videro" profeticamente il loro Messia a capo del regno di Dio. Gesù fu "trasfigurato davanti a loro" e "apparvero Mosè ed Elia che stavano conversando con lui" (Matteo 16:28;17:1-4). Quindi l'"Elia" della profezia sarebbe venuto, insieme a "Mosè", durante il "giorno del Signore (Gesù)" nel potere del Regno (Apocalisse 1:10). Certamente due personaggi così importanti sarebbero menzionati anche nell'Apocalisse, che, come sappiamo, è ambientata profeticamente proprio in quel tempo. E infatti, al capitolo 11, parla di "due testimoni" che avrebbero profetizzato "vestiti di sacco", in segno di lutto e pentimento, nei "famosi" "42 mesi", o "tre anni e mezzo", nei quali "Gerusalemme" sarà assediata e distrutta. L' Apocalisse non dice i loro nomi, ma indica che hanno il "potere" sul "fuoco", di non far piovere e di "mutare l'acqua in sangue" (Apocalisse 11:1-6). Tutte cose che fecero, con il potere di Dio, Mosè ed Elia. È chiaro che qui si fa riferimento a loro. 

In particolare, ai suoi tempi, Elia invitò gli ebrei, che erano indecisi fra l'adorazione del vero Dio e quella di Baal praticata dai loro vicini, a schierarsi con decisione dalla parte giusta. Poi pregò Dio di confermare in modo spettacolare il suo incarico e la Sua superiorità. Dio mandò "fuoco" dal cielo, e "tutto il popolo" lo riconobbe come vero Dio. Gli adoratori di Baal fecero una brutta fine (1 Re 18:20-40). Mosè, d'altra parte, annunciò le "piaghe" sugli egiziani, come l'acqua mutata in sangue e il fuoco guizzante fra la grandine, ed esse arrivarono come annunciato. Alla fine coloro che si unirono agli ebrei nell'adorazione di Dio furono salvati quando l'esercito dell'orgoglioso faraone fu distrutto nel Mar Rosso (Esodo 5-12). 

La profezia aggiunge che i "due testimoni" "sono i due ulivi...che stanno davanti al Signore della terra" (Apocalisse 11:4). Questo particolare ci porta a identificarli con i "due ulivi" della profezia parallela di Zaccaria, che rappresentano "i due unti che stanno presso il Signore di tutta la terra". Nella "trasfigurazione" infatti "Mosè" ed "Elia" furono visti 'conversare con Gesù', che sarà presto nominato "Signore di tutta la terra", e a lui dovranno fare rapporto della loro "testimonianza" (Zaccaria 4:3,11-14). Dunque sono "testimoni" e "unti", o "santi". Secondo la Bibbia è principalmente a questi ebrei "convertiti" che Dio avrebbe affidato il compito di "testimoniare" le opere compiute a loro favore (Isaia 43:10). Inoltre, sarebbero stati "santi", con la speranza di far parte del Regno di Dio. I "due testimoni" rappresentano perciò tutti gli ebrei di nascita "convertiti" al Cristo, "figli di Dio" ed "eletti" in qualità di "coeredi" di Cristo (Romani 8:16,17).

Proprio come Mosè ed Elia, quelli di loro che sono stati già "chiamati" predicano fin d'ora la Parola di Dio. Come Giovanni il Battista, in qualità di "messaggeri" di Dio, Gli preparano, per così dire, la via, nel senso che invitano gli altri ebrei ad "appianare" ogni ostacolo, pentendosi dei propri peccati, e tornare al loro Dio. 
La profezia diceva che, dopo aver mandato "Elia", avrebbe mandato "subito il Signore", il Messia, a purificare il "residuo d'Israele", completando la "restaurazione" predetta (Malachia 3:1-4; Zaccaria 4:6-10). Prima di 'vestirsi di sacco', questi simbolici "due testimoni" stanno proclamando a Gerusalemme "la buona notizia" che il "Santo d'Israele" "pascerà il suo gregge", mostrando la Sua bontà a quelli che torneranno a Lui (Isaia 40:9-11; Salmo 118:1,2; Matteo 24:14).

E voi che siete ebrei di nascita, avete ascoltato il "messaggio" di salvezza che Dio vi sta inviando? (Isaia 46:13) Vi siete pentiti dei vostri peccati e vi siete dedicati per fare la volontà di Dio, in modo da essere giudicati positivamente quando "il Signore", il Messia promesso, verrà a "purificare" "Gerusalemme"? O, come gli ebrei del tempo di Elia, siete "indecisi"? Ricordatevi che 'siete preziosi' e che Dio 'vi ama'! Se non lo avete ancora fatto, sbrigatevi e poi annunciate anche voi la "buona notizia" a "Sion"! È essenziale farlo ora, in modo da dare agli altri l'opportunità di salvarsi quando gli ebrei "infedeli", come quegli "adoratori di Baal", faranno (ahimè) una brutta fine, e, al più tardi, allorché arriverà il "giorno" dell'esecuzione del giudizio sul mondo intero, "il giorno del Signore (YHWH)", o "il giorno di Geova", "giorno grande e terribile" (Malachia 4:5; Sofonia 2:1-3).

venerdì 23 novembre 2018

"Principi d'Israele", fermatevi a riflettere!



《Così parla il Signore, DIO: "Basta, o principi d'Israele! Lasciate da parte la violenza e le rapine, praticate il diritto e la giustizia, liberate il mio popolo dalle vostre estorsioni"》 (Ezechiele 45:9). Altrove Dio paragona questi "principi", leader politici e religiosi che pretendono di rappresentare il Suo "popolo" ebraico, a "pastori" che pascono sé stessi, anziché le Sue "pecore", occupandosi egoisticamente dei propri interessi (Ezechiele 34:1-4).

La loro condotta e il loro atteggiamento arrogante assomiglia molto a quello che manifestò il re babilonese Baldassar all'epoca del profeta Daniele. Ciò che avvenne allora costituisce un "monito" per gli attuali "principi", o "pastori", di Israele. Farebbero bene a prestarvi attenzione. Analizziamolo insieme. 

La narrazione inizia con il "grande banchetto" che il re Baldassar organizzò a palazzo. In quell'occasione lui e i suoi invitati profanarono gli "utensili" sacri trafugati dal tempio di Dio per bere alla lode dei loro dèi pagani (Daniele 5:1-4). Non è la stessa cosa che fanno i governanti d'Israele ogni volta che, in nome di Dio, che "è amore", portano avanti le loro "battaglie" terrene, spesso ricorrendo alla "violenza" e alla "rapina"? (1 Giovanni 4:8; Isaia 1:15). Ricordate che "Babilonia la grande", l'infedele "Gerusalemme", di cui abbiamo parlato in un post precedente, beve da un calice "pieno di abominazioni" (Apocalisse 17:4). E, in un altro contesto, è  paragonata a una "bestia" con corna di agnello che induce le persone ad adorare la "bestia" del nazionalismo e delle alleanze militari con le nazioni del mondo per scopi tutt'altro che "spirituali" (Apocalisse 13:11-17). Non è forse un' "abominazione" arrivare ad acclamare il presidente di una nazione come il "liberatore" promesso dalle Sacre Scritture? Ma questa presunta "liberazione" li ha portati a servire meglio Dio o piuttosto a badare meglio ai propri interessi materiali? A che cosa sacrificano il "meglio" delle loro "risorse", a Dio o ad altri "dèi", la Patria e la Guerra? La cosa peggiore è che anche alcune cosiddette "chiese cristiane", o loro esponenti, sostengono attivamente questi veri e propri "sforzi bellici" contro le popolazioni indifese, additandoli come "opere" di Dio! Dovrebbero al contrario denunciarli per quello che sono: "opere" diaboliche escogitate per ingannare (2 Tessalonicesi 2:9,10; Giovanni 8:44). 

Tornando a Baldassar, leggiamo che, mentre stava banchettando allegramente, apparvero delle "dita" che scrissero un enigma sul muro. Il re spaventato fece chiamare "tutti i saggi" che potessero darne l'interpretazione. Ma nessuno fu in grado di farlo a parte il profeta di Dio, Daniele (Daniele 5:5-17). Anche oggi probabilmente qualche "principe" d'Israele è turbato dai "messaggi" di avvertimento che Dio sta inviando. Si staranno chiedendo cosa significhino realmente. Attenzione! Perché non tutti i "segni" o i "presagi" sono di origine divina. E poi, anche quelli che lo sono, vanno interpretati in perfetta armonia con la Parola di Dio, la Bibbia. Gesù e gli apostoli ci avvertirono che sarebbero sorti "molti falsi profeti" (Matteo 24:11; 1 Giovanni 4:1). I "falsi" profeti non disdegnano di inventare "favole" pur di compiacersi le masse, dicendo che va sempre tutto bene. Magari lo fanno anche procurandosi guadagni materiali. Ma Gesù condannò quelli che si servono di Dio per un tornaconto economico (Geremia 14:13,14; Matteo 21:12,13; 2 Timoteo 4:3,4). I "veri" profeti, come Daniele, invece, dicono sempre la "verità", così come Dio gliela fa capire, anche se può dar fastidio o risultare impopolare. Daniele infatti predisse al re che, poiché Dio lo aveva giudicato "mancante" dal Suo punto di vista, il suo regno sarebbe passato ad altri (Daniele 5:17-28).

Anche oggi alcuni "saggi", che pretendono di interpretare correttamente i "segni" divini, rassicurano dicendo che Dio sostiene Israele qualunque cosa faccia, che anzi, se per caso un "vitello" nasce "rosso", un "pesciolino" viene avvistato in qualche specchio d'acqua "sterile", o "un serpente" esce dal muro, sono tutti "segni" indicanti la prossima "venuta" del Messia e la "restaurazione" dell'adorazione di Dio a Gerusalemme. A parte il fatto che non c'è scritto da nessuna parte nella Bibbia che sarebbe dovuto nascere un "vitello rosso" o che "un serpente" letterale sarebbe spuntato dal muro, la "restaurazione" fisica di Gerusalemme non è ancora iniziata, ma avverrà, come abbiamo già visto, solo dopo la sua futura "distruzione", e alla fine, insieme a quella spirituale, allorché il Messia la purificherà da tutti coloro che la contaminano (Matteo 13:40,41). 

Il racconto di Daniele si conclude con la morte di Baldassar e la conquista di Babilonia "quella stessa notte". Anche "Babilonia la grande" è stata "giudicata" e sarà presto punita per i suoi "peccati", benché si senta al sicuro, protetta dai suoi "alleati". Ma, "con violenza, sarà precipitata ... e non sarà più trovata" (Apocalisse 18:5-8,21). Dio ha visto la malvagità dei "principi d'Israele", i suoi "pastori", e ora intima loro di fermarsi. 《"La spada è sospesa sopra i Caldei, dice il Signore (YHWH), "sopra gli abitanti di Babilonia (la grande), sui suoi capi e sui suoi saggi"》(Geremia 50:35). Anche i "profeti" che hanno "falsato le sue parole" devono smettere di profetizzare nel Suo nome. Non sono stati in grado far 'udire le Sue parole al popolo', distogliendolo dalla sue azioni sbagliate. 

《"Guai ai pastori che distruggono e disperdono il gregge del mio pascolo", dice il Signore (YHWH)》. Riguardo ai "falsi" profeti e alle "guide" spirituali: 《"Profeti e sacerdoti sono empi, nella mia casa stessa ho trovato la loro malvagità", dice il Signore (YHWH)》. E a tutti noi dice: "Non ascoltate le parole dei profeti che vi profetizzano; essi vi nutrono di cose vane, vi espongono le visioni del proprio cuore, e non ciò che proviene dalla bocca del Signore (YHWH)" (Geremia 23:36,22,1,11,16).

L' Onnipotente ha parlato! (Amos 3:8)


Tre "profeti" di Dio ebbero una straordinaria "visione" della Sua "gloria" celeste, e in ogni caso servì a rafforzarli nell'incarico affidato. Sto parlando del profeta Isaia, del profeta Ezechiele e dell'apostolo Giovanni. Anche oggi Dio ci mostra la Sua "gloria" e faremmo bene a prestare attenzione alle Sue profezie per il nostro futuro. Consideriamo prima in cosa consiste la Sua "gloria" e poi vedremo cosa significa per noi oggi. 

La "visione" più spettacolare della "gloria" di Dio probabilmente la ebbe il profeta Ezechiele. Egli stesso racconta: "Io guardai, ed ecco venire dal settentrione un vento tempestoso, un grossa nuvola con un fuoco folgorante e uno splendore intorno ad essa; nel centro vi era come un bagliore di metallo fuso in mezzo al fuoco". Poi vide "quattro esseri viventi" splendenti come il fuoco, dall'aspetto simile a uomini e animali, dotati di sei ali ciascuno, che si muovevano in tutte le direzioni alla velocità della luce. Al di sopra di questi gli apparve l' "immagine della gloria del Signore (YHWH)": Dio seduto su una specie di trono avvolto come da "un bagliore di metallo, come del fuoco", simile a un arcobaleno (Ezechiele 1:4-28). Anche l'apostolo Giovanni vide quattro "creature viventi" (Apocalisse 4:1-8). Dalla "visione" parallela del profeta Isaia, e da un'altra simile che ebbe in seguito lo stesso Ezechiele, comprendiamo che si trattava di "angeli" che si trovano alla presenza di Dio (Isaia 6:1,2; Ezechiele 10:22). Cosa fanno davanti a Dio? Sia Isaia che Giovanni li videro proclamare la "santità" di Dio. Si dicono l'un l'altro: "Santo, santo, santo è il Signore (YHWH) degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria!" (Ezechiele 6:3; Apocalisse 4:8). 

Nella Bibbia la "santità" è la condizione di chi, o di ciò che, è "santo", ovvero "esclusivo", "puro", senza peccato o imperfezione. È anche sinonimo di "eccellenza" e "purezza". Certamente il "santo" in assoluto, colui che è senza difetto ed è infinitamente superiore a tutto e a tutti, è solo Dio, il Creatore dell'Universo (Deuteronomio 32:4; Salmo 83:18; Apocalisse 4:11).

Non sorprende se anche un fedele servitore di Dio, Isaia, si sentisse indegno al cospetto della "santità" di Dio. Si rendeva conto della condizione peccaminosa sua e del popolo ebraico. Ma Dio lo purificò dal suo peccato, rendendolo idoneo a trasmettere la Sua parola di condanna al popolo (Isaia 6:5-9). Anche Ezechiele ricevette un incarico simile. Avrebbero dovuto annunciare il giudizio di Dio contro quei ribelli, senza temerli, perché a mandarli era Lui, l'Onnipotente. Quei profeti accettarono di buon grado l'incarico e proclamarono la Parola di Dio (Isaia 6:8-12; Ezechiele 2:1-9;3:1-11).

Dio non è cambiato. Ci viene ricordato 'che era, che è e che viene" (Apocalisse 4:8). Proprio come appare nella "visione" di Ezechiele, è "dinamico", nel tempo e nello spazio, per adempiere la Sua volontà (Ezechiele 1:12,20). Riconosciamo anche noi la "santità" di Dio? Ammettiamo di essere imperfetti e peccatori? Se vogliamo essere impiegati da Dio per il Suo servizio, anche noi dobbiamo essere "santi", non perfetti, ma "purificati" dalle pratiche e dalle abitudini contrarie alla volontà di Dio (Isaia 52:11; 1 Corinti 6:9-11; 1 Pietro 1:14-16).

Dio, "il Santo d'Israele", ricorda ancora oggi agli ebrei che, se vogliono riottenere la Sua approvazione, devono anche loro "santificarsi", pentendosi dei loro peccati e abbandonando la loro condotta disubbidiente, di cui abbiamo parlato in alcuni post precedenti (Isaia 48:17-20). Questo "messaggio" di avvertimento deve risuonare, dice Dio, "finché le città (d'Israele) siano devastate, senza abitanti, non vi sia più nessuno nelle case, e il paese sia ridotto in desolazione". Siete "usciti" da "Babilonia"? Vi siete allontanati dalla "zona di pericolo", come comandò di fare Gesù? Questo è il momento di agire, prima che sia troppo tardi! (Isaia 6:11; Apocalisse 18:4; Matteo 24:15-18).

Ricordate che subito dopo aver acclamato la "santità" di Dio, gli angeli dicevano che "tutta la terra è piena della sua gloria" (Isaia 6:3). Quando avverrà questo? Il profeta Abacuc mette in relazione questo avvenimento con la "venuta" di Dio per eseguire il Suo giudizio sul mondo (Abacuc 3:3-13). In quell'occasione Dio 'si santificherà', nel senso che tutti sapranno che è l'unico vero Dio, l'Onnipotente (Ezechiele 38:21-23). Allora, per ben tre volte, per così dire, sarà evidente la Sua "santità" (Ezechiele 6:3).
 
La Gerusalemme restaurata, la "nuova Gerusalemme", sarà una città "santa", come adornata di pietre preziose, non più macchiata dal peccato come oggi. I suoi "abitanti" saranno i "santi" che faranno parte del regno del Cristo. Nessun "impuro", o peccatore impenitente, potrà entrarvi (Isaia 52:1; Apocalisse 21:10-26; 22:1-5, 14,15). Quando il Messia verrà a giudicare il mondo, "manderà i suoi angeli, che raccoglieranno fuori dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono l'iniquità" (Matteo 13:40,41). Naturalmente, la "terra promessa" non sarà abitata solo dai "santi" regnanti. Anticamente tutto il "popolo" di Dio, che comprendeva sia gli ebrei che i non ebrei associati, doveva mostrarsi "santo", ubbidendo alle Sue leggi (Levitico 19:2). Anche oggi Dio richiede ubbidienza a tutti i Suoi adoratori indipendentemente dalla nazionalità. E a tutti loro permetterà infine di ''ereditare" una parte nel Suo regno. È profetizzato che anche i non "sacerdoti", anche coloro i quali non dovranno essere re-sacerdoti del Regno di Dio, avranno il loro "pezzo" di "terra promessa". "Beati i mansueti", disse Gesù, senza specificare la nazionalità, "perché erediteranno la terra" (Matteo 25:32-34; Apocalisse 7:9,16,17; Ezechiele 48; Matteo 5:5). 

L'Onnipotente Dio ha già parlato, esprimendo il Suo giudizio contro l'infedele Gerusalemme. "Essi non sanno fare ciò che è retto", dice il Signore (YHWH); "accumulano nei loro palazzi i frutti della loro violenza e della loro rapina". Perciò così dice il Signore, DIO: "Ecco, il nemico è tutt'attorno al paese; egli abbatterà la tua forza e i tuoi palazzi saranno saccheggiati" (Amos 3:10,11). Prestiamo attenzione alle profezie di Dio, che "verrà" presto a eseguire il Suo giudizio! 'Come il Santo che ci ha chiamati, diveniamo anche noi santi in tutta la nostra condotta' (1 Pietro 1:15).

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